My Son in Vietnam

My Son

Dopo una giornata trascorsa a Hoi An, siamo subito partiti alla scoperta dei dintorni fino ad arrivare a My Son a circa 45 km. Qui si trova un santuario Patrimonio Unesco, lasciato in eredità dal popolo Cham, che testimonia come sia stato abile nel costruire dei templi meravigliosi e di grandi dimensioni 1500 anni fa.

Il percorso per arrivare in questa zona, vicina alle montagne, permette di entrare in contatto con le persone del luogo e di osservare paesaggi che difficilmente dimenticheremo. Dalle piantagioni di riso, di un verde quasi accecante, ai bambini lungo la strada che ti osservano e con un sorriso ti salutano appena ti allontani.

My Son ragazzino

My Son: santuario circondato dalla natura

Appena arrivati alle porte di questo santuario siamo stati colpiti dalla lussureggiante natura circostante. Una foresta dai colori accesi avvolge le rovine, quasi con l'intento di volerle nascondere per proteggerle. Questo luogo ha rappresentato il cuore e l'anima della cultura vietnamita per circa un migliaio di anni, da quando è stato costruito dal popolo Cham. Per lungo tempo è rimasto nascosto e protetto dalla vegetazione fino a quando un gruppo di francesi nel 1945 lo hanno scoperto e studiato. Purtroppo le rovine, che possiamo ancora ammirare, sono solo una piccola parte dell'opera costruita inizialmente, perché durante la guerra in Vietnam i Vietcong si nascosero tra queste mura e alcuni templi, tra cui quello più grande e più bello, vennero distrutti dai bombardamenti da parte degli americani. Camminando tra questi templi è facile trovare per terra colonne o parti scolpite che in passato adornavano la parte alta o pareti di questi templi.

My Son tempio e colonna

In mezzo alla foresta si intravedono enormi conche lasciate proprio dalle bombe della guerra del Vietnam, che ha distrutto vari templi. Ci si chiede come sia stato possibile che la mano dell'uomo sia stata capace di distruggere queste opere e per quale motivo. Soprattutto quando, leggiamo dai libri di storia che l'ultimo tempio, il più bello e di grandi dimensioni, è stato raso al suolo dagli americani subito dopo la fine della guerra, come atto di distruzione finale prima della disfatta.

L'anno scorso abbiamo avuto la fortuna di visitare le rovine di Angkor Wat in Cambogia. Questo luogo, anche se di più piccole dimensioni, ci ha ricordato proprio i templi cambogiani, avvolti nella natura e nel mistero. Il più grande interrogativo che continua a rimanere è legato alla costruzione di questo sito dedicato alla preghiera. Le dimensioni sono decisamente grandi e non è stata utilizzata malta per unire i mattoni. Una ipotesi parla di una particolare resina vegetale capace di unire i mattoni, mentre secondo un'altra teoria la torre alta ben 30 metri è stata costruita direttamente sul posto, utilizzando un metodo di cottura particolare. Se vi trovate di fronte a questi templi provate a chiudere gli occhi e a lasciarvi trasportare dai suoni della foresta, vedrete che la magia del luogo riuscirà a trasmettere la forza spirituale donata dal popolo Cham durante la costruzione di questo sito.

My Son: informazioni utili

Per raggiungere My Son ci sono varie alternative, potete prenotare l'escursione organizzata in pulmino attraverso una delle tante agenzie locali, chiedere una macchina con autista oppure l'alternativa più emozionante noleggiare un motorino.

Il nostro consiglio è di vistare questa zona la mattina presto verso le 8.30 per evitare di dover condividere la bellezza di questi paesaggi con gruppi numerosi di persone, che immancabilmente rovinano l'armonia trasmessa da questi luoghi.

Per entrare nel santuario bisogna acquistare un biglietto di ingresso all'entrata. Non dimenticate il repellente antizanzare in questa zona è facile diventare un "bocconcino" prelibato e tornare in albergo pieni di punture fastidiose.

My Son

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