Phnom Pehn: il Tuol Sleng Museum

Il Toul Sleng Museum

Quando abbiamo pianificato il viaggio e la tappa nella capitale abbiamo subito pensato di visitare il Tuol Sleng Museum, una scuola trasformata in prigione durante la dittatura di Pol Pot. Tra amici e conoscenti già stati in questo luogo e le varie informazioni trovate su internet avevamo capito che si trattava di un museo decisamente duro e difficile da visitare.

Credo che nessuno sia pronto a vedere ciò che viene esposto al Tuol Sleng Museum una vecchia scuola trasformata  “nell’Ufficio di Sicurezza 21 o S -21” dal 1975 al 1979, sotto il regime dei Khmer Rossi.

Durante questi anni l’idea del dittatore al potere, chiamato Pol Pot era quella di cancellare tutto per ripartire da zero. Qui ha inizio il processo chiamato “Il Super Grande Balzo in Avanti”, le famiglie furono allontanate dalle città, professori impiegati, maestri o chiunque manifestasse di avere della cultura o solo di saper leggere, erano destinati alla morte.

Tuol Sleng Museum S21 Scuola

In questo periodo è avvenuta una vera e propria trasformazione di questa scuola: tutto il perimetro è stato coperto da filo spinato elettrificato, le finestre sono state sbarrate e alcune aule sono state trasformate in uffici per gli interrogatori mentre altre parti del complesso in minuscole stanze e aree tortura per i prigionieri

Al piano terra si trovano le celle dove i prigionieri venivano interrogati e lasciata sopra un letto di metallo, con sempre accanto la “cassettina degli attrezzi“, al piano superiori le aule con le lavagne sono state occupate da dei divisori che hanno creato dei cubicoli, unico piccolo e angusto spazio dove potevano stare i prigionieri.

 

Girando in questa scuola rimane la sensazione orribile di essere consci di cosa l’uomo è riuscito a fare, senza trovare nessuno in grado di opporsi. Ascoltando una guida parlare ad un gruppo di persone, alla domanda “ma lei non si è accorta di cosa stava succedendo?” La risposta è stata “no,assolutamente si viveva nel proprio villaggio e non si aveva idea di cosa stesse accadendo in quello vicino”

E il peggio è che i capi al potere in questi anni, non solo sono stati in grado di portare avanti questo sterminio di massa ma per circa trent’anni hanno vissuto in tranquillità, tornando a coprire cariche politiche e portando avanti idee di democrazia e libertà che in precedenza non venivano decisamente contemplate.

Circa 17000 persone sono passate da questa prigione e ad ogni prigioniero veniva scattata una fotografia prima di morire.

Tuol Sleng Museum S21 vittime

 

Nel 2007 è iniziato il processo ai principali colpevoli di questo genocidio comunista. Sono 17 giudici cambogiani e altri 10 giudici stranieri nominati dalle Nazioni Unite a valutare la gravità di ciò che è successo, i capi di accusa sono gravi: crimini contro l’umanità e di genocidio più molti altri. Il 7 agosto 2014 il tribunale misto dell’Onu a Phnom Phem ha condannato all’ergastolo i due più alti ex-leader dei Khmer Rossi ancora in vita.

Ci sono voluti 29 anni per l’emanazione della prima sentenza e gli avvocati difensori hanno già comunicato di voler presentare ricorso perché trovano la sentenza “ingiusta e troppo severa”.

Le immagini che ci sono rimaste più impresse sono queste, che fotografano il pavimento di un’aula-sala tortura, è macchiato dal sangue colato in grandi quantità e che non è poi più stato possibile togliere. Oppure è stato volutamente lasciato come segno di quanto è successo, per non dimenticare.

Anche se duro e difficile da visitare è importante che non si perda la memoria, come riporta il depliant che si trova all’entrata: non solo della recente storia della Cambogia, ma della disumanità che talvolta si impadronisce di normali esseri umani.

Se siete interessati ad approfondire la storia di questo triste periodo per la Cambogia, consigliamo la lettura del libro “Il racconto di Peuw bambina cambogiana” scritto da Molyda Szymusiak, miracolosamente scampata a questa follia.

E voi avete visitato il Tuol Sleng Museum? 

 

 

 

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    By: Laura e Lorenzo

    Eccoci! Una bancaria creativa con un’innata voglia di scrivere e viaggiare. Un insegnante della scuola superiore alla ricerca dell’inquadratura perfetta con la sua reflex. Innamorati del mondo, cerchiamo sempre di trovare quel posticino, poco conosciuto, che rende il viaggio ancora più autentico ed inusuale!

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